|
“Nei mammiferi, i cuccioli hanno sempre un
aspetto caratterizzato da linee morbide,
arrotondate, stimoli inibitori di aggressività
inequivocabili per l'adulto. Il cucciolo di lupo,
in particolare, è tozzo, con orecchie pendenti,
muso corto, forme che poco anno a che fare con
quelle allungate e spigolose dell'animale
adulto.
Nei molossoidi, pur mitigati dalla possanza e
dall'imponenza che questi cani hanno da adulti,
i caratteri infantili sono bel visibili nel
cranio ampio, nel muso corto, nell'ampiezza dei
diametri trasersali. Anche le connotazioni
caratteriali sono in linea con quelle
morfologiche. In tutte le razze molossoidi si
riscontra in genere una magiore dipendenza
dall'uomo, un senso del possesso territoriale
preponderante rispetto all'istinto di predazione,
una duttilità e una ecletticità nel ricoprire
ruoli e mansioni diverse. Proprio per questo il
molosso è, più di altre razze, un cane nato con
l'uomo e per l'uomo” (Il CANE CORSO – Casolino e
Gandolfi – Mursia)
Le testimonianze dell'esistenza di un cane
molossoide ai fianchi dell'uomo si perdono nei
secoli passati. Risalgono al III e II millenio
a.C. I reperti di Lagash e di Ur, entrambe città
sumere site nell'antica regione mesopotamica. La
scultura è custodita al Louvre e raffigura un
molosso sumero, mentre il bassorilievo esposto
al museo di Chicago rappresenta una femmina di
molosso che allatta.
Altri numerosi reperti, rinvenuti in regioni
diverse e databili nel susseguirsi dei secoli
testimoniano inevocabilmente la costante
presenza del cane molossoide al fianco dell'uomo.
Evolutosi con la specie umana, differenziandosi
in razze distinte in funzione del clima,
dell'impiego e forse anche del gusto di chi lo
allevava, questo compagno di storia arriva ai
giorni nostri. In questa evoluzione e durante
queste differenziazioni nasce il Cane Corso
Italiano, che trova la sua collocazione ed il
suo impiego naturale nelle masserie del centro -
sud Italia. In queste aree veniva
quotidianamente impiegato, apprezzato e stimato
in qualità di custode e difensore delle corti
medioeali, ma anche quale coadiuvande nella
caccia ai grossi ungulati, al cinghiale ma anche
al tasso e all'istrice.
Funzionale ed apprezzato anche quale ausiliario
durante le transumanze, idoneo alla difesa delle
mandrie di cavalli, di bovini, ovini e non
ultimo di maiali, il Cane Corso vive il suo
periodo di maggior gloria nell'Ottocento e poi
nel fervore della ripresa economica dopo la
prima guerra mondiale.
Scrive Fernando Casolino: “L'ottocento dovrebbe
considerarsi il periodo d'oro della razza da
quanto si rintraccia attraverso l'arte e la
letteratura, con una naturale efficacia delle
attività e conseguente impiego dei Corsi fino al
1915. Dal '15 al '18, periodo della 1a guerra
mondiale, le atiità agricole e pastorali
subiscono una notevole flessione, riducendo
anche l'interesse per il bestiame e, di
conseguenza, determinando una minore esigenza
della presenza dei Corsi.
Dal 1920 al 1940 sono anni di ripresa, ...
ritorna un grande interesse per la terra ...
l'allevamento del bestame ritorna a svilupparsi
ed il Cane Corso torna a pieno titolo a
ricoprire il suo ruolo.
Il Cane Corso ridiventa il cane comune del paese,
del villaggio, del borgo. Chiuso talvolta in
areali isolati diventa semplicemente IL CANE
perche non vi sono altre razze.
Il numero dei cani era notevole e gli allevatori
disponevano d'un copioso materiale genetico da
adoperare per ottenere soggetti sempre più
idonei alle loro esigenze.”
Con l'arrivo della seconda guerra mondiale tutto
si ferma, e anche una volta che questa seconda
tragedia finisce, nonostante la pace, per le
attività agricole continua la crisi. La
conseguenza inevitabile delle leggi per la
trasformazione fondiaria, l'avvio dell'era
industriale, comportano il fallimento senza
rimedio dei desideri di rinascita rurale.
Nel decennio dal '51 al '61 molte masserie
cessano qualsiasi attività e in questo panorama
di crisi, mentre l'occupazione della popolazione
meridionale passa dal 75% al 57%, il Cane Corso
arriva a toccare il suo punto di maggior
decadenza, circondato dal disinteresse e dalla
negligenza della popolazione in quanto escluso e
superfluo alle trasformazioni industriali.
Per l'attuale fortuna dei moderni appassionati,
pronti a raccogliere quello che in passato altri
hanno seminato, anche in quei tristi anni, come
scrive ancora Fernando Casolino:
“restano poche isole dove le tradizionali
attività proseguono, con opportune migliorie, a
ripercorrere le strade di sempre. Qui sopravvive
anche il cane Corso, meno utilizzato ma
mantenuto, comunque, per passione, per
tradizione. E' la caparbia volontà di pochi a
conservare un patrimonio zootecnico ricevuto in
eredità dai vecchi.
Da queste isole s'illumina il nuovo mattino del
Cane Corso che ricercatori ed alleatori hanno
ripreso a selezionare da oltre venti anni,
perchè non vadano dispersi e perduti lembi di
civiltà, di fascino, di storia.
Ho ripercorso le strade dei luoghi delle mie
origini ed il Cane Corso c'era ancora, era li
dov'era sempre stato.
Era dove il Prof. Ballotta lo aveva veduto ed
ammirato negli anni '50.
Era dove il Prof. Bonatti ( Il cacciatore
siciliano – n°9 del'57) ne aveva osservato le
caratteristiche morfologiche e l'utilità di
impiego.
Bisognava soltanto cercarlo, andargli incontro e
strapparlo al silenzio per evitare l'ultimo
abbandono. In questo lavoro di rinascita mi sono
stati compagni Gandolfi, Sereni e i fratelli
Malavasi sotto l'incalzare di segnalazioni certe
e controllate.”
“Hanno contribuito la fondazione della S.A.C.C.
e la guida dell'Enci con i suoi esperti ed i
suoi giudici.
Ha curato e seguito l'avvio del recupero della
razza, in allevamento, Giancarlo Malavasi, prima
col fratello Luciano, ora con la moglie Anna
Battaglia” - titolare dell'allevamento
“dell'Antico Cerberus.
Le prime notizie
La prima scintilla che riaccende l'interesse per
IL CANE CORSO è una lettera scritta da Paolo
Petrelli e pubblicata sul n° 6 del giornale
ufficiale dell'Enci: “I Nostri Cani”, nell'anno
1978.
Nel dicembre dello stesso anno, sempre su “I
Nostri Cani”, esce un articolo firmato da Paolo
Breber che descrive i soggetti incontrati in
Puglia, grazie anche alla segnalazione avuta in
una lettera del Prof. Bonatti, datata 2 Dicembre
1973. In questa lettera si descriveva un cane
molossoide a pelo corto, differente dal mastino
napoletano, aggiungendo come anche il Prof.
Ballotta, famoso allevatore di schnauzer, ne
avesse visti parecchi nelle campagne della
Puglia.
Nel maggio del 1979 Stefano Gandolfi, appena
sedicenne, grazie agli scritti ed alle
fotografie prodotti da Breber, viene a
conoscenza che questa antica razza italiana è
sopravvissuta alle due grandi guerre. Scoprirlo
ed appassionarsi all'idea del recupero genetico
della razza sono una unica cosa.
Coinvolgendo nel suo progetto Giancarlo e
Luciano Malavasi, già rinomati allevatori di
Pastore Tedesco, trasmettendo anche a loro tutta
la passione ed il fervido entusiasmo che lo
animava, i tre si mettono in contatto con Breber
che non lesina loro le informazioni e da tutta
la sua disponibilità ad accompagnarli in Puglia,
sui luoghi dove aveva rintracciato i primi
esemplari e dove effettuato e seguito i primi
accoppiamenti mirati al recupero della razza. (il
14/11/75 da ALIOT,grigio X MIRAK, tigrata,
nascevano 7 cuccioli. Fra questi la femmina
tigrata a nome BRINA X PICCIUT, tigrato, il
15/01/78 da alla luce 10 cuccioli)
Nel Settembre 1979 Paolo Breber, Stefano
Gandolfi e Luciano Malavasi scendono in Puglia
per rintracciare e scegliere i primi soggetti
con cui selezionare la razza e iniziarne il
recupero.
I primi contatti
Nella prima discesa in Puglia, partiti da
Mantova, le attenzioni dei tre appassionati (Breber,Gandolfi
e Malavasi) si concentrano su 6 esemplari, 2
maschi e 4 femmine, nati nelle cucciolate del
'75 e '78, tutti di taglia medio grande, di
costuzione mesomorfa e muscolatura sviluppata.
Soggetti che si presentavano tutti nobili,
atletici e fieri, decisamente rispondenti ad una
struttura molossoide ma assolutamente privi di
ogni pesantezza, totalmente diversi dal mastino
napoletano. Questi soggetti, decisamente simili
nella struttura, si differenziavano in due
tipologie se si andava ad esaminarne la testa.
Alma e Cocab,nate nel '78 da Brina, avevano
testa alaneggiante e denti con chiusura a
forbice. La madre, invece, aveva muso più corto
e una chiusura a forbice rovesciata.
Sempre figlia di Brina, una altra femmina, a
nome Tipsi, come scrive Gandolfi: “aveva il muso
lungo poco più di un terzo della lunghezza della
testa con una dentatura che chiudeva a forbice
rovesciata. La testa, nel suo insieme, era
nobile e proporzionata, una cagna raccolta ed
armoniosa, attenta, fiera e vivace. Fattrice
fondamentale del programma di recupero della
razza.”
A queste quattro femmine si aggiungeva il
maschio a nome Tappo, sempre figlio di Brina.
Leggermente prognato, distinto, con muscoli di
tutto rispetto, di colore fulvo chiaro, che
venne regalato da Breber ad amici nel foggiano.
A completare la rosa dei sei soggetti presi in
considerazione va aggiunto Picciut, il maschio
tigrato padre di Alma, Cocab, Tipsi e Tappo.
Proprietario Armando Gentile, rispetto al figlio
presentava una testa ancora più tipica, con un
muso che, come quello della figlia Tipsi, era
lungo poco più di un terzo della testa.
In comune tutti questi cani avevano assi cranio
facciali leggermente convergenti.
Il recupero
Le difficoltà concrete nel recupero della razza,
emerse in questa prima trasferata, erano
decisamente numerose, legate alla reticenza dei
proprietari a cui erano stati affidati i
soggetti nati dalle prime due cucciolate
prodotte da Breber e ad una mancanza di cultura
cinofila.
Racconta Gandolfi che “Eterogeneicità,
inconsistenza numerica e difficoltà di far
capire il nostro programma di recupero erano
motivo di perplessità se non di vero sconcerto.
Nel Settembre dell'80, dei 17 cuccioli nati con
i primi due accoppiamenti del Breber, solo 5
erano rintracciabili. Gli altri, donati ai
pastori, si erano dispersi nelle campagne e se
ne erano perdute le tracce.
Solo due femmine, Tipsi e Brina erano sotto un
diretto controllo. Altre a queste, il maschio
Dauno, fratello di Brina, e la ormai anziana
Mirak.
In sostanza era stato gettato solo un sasso
nello stagno,: il vero recupero della razza
doveva ancora iniziare”
Consapevoli della situazione e delle difficoltà,
Gandolfi ed i fratelli Malavasi si rendono
conto, anche dietro consiglio di Casolino, che
per avviare un serio programma di recupero
bisognava trovare “una sede, un'oculata
assistenza per gli sviluppi futuri e,
soprattutto, una pragmatica filosofia di
selezione”. Di questo fardello si fanno carico i
fratelli Malavasi, che accettano di concedere
l'uso del loro canile per ospitare i soggetti
più meritevoli, dedicandosi ad “accudirli,
sorvegliarne gli accoppiamenti, fare partorire
le fattrici e seguire le cucciolate. Il tutto in
cambio di futuri, ipotetici risultati da una
razza sconosciuta ai più e dal destino incerto”(Casolino).
Grazie alla disponibilità dei fratelli Malavasi
è finalmente possibile iniziare quel serio
programma di recupero che era nei loro pensieri
e in quelli di Gandolfi e Casolino. Queste
persone, con caparbietà e costanza, gettano le
basi di quello che è il Cane Corso Italiano di
oggi, trasferendo fra la fine del '79 e il
Gennaio 1980 i primi tre soggetti a Mantova: Le
femmine Tipsi e Brina assieme a Dauno, un
maschio nero nato nella prima cucciolata di
Breber, da Mirak x Aliot.
I primi risultati di selezione.
Nonostante le difficoltà, da questi tre soggetti,
lavorando in consanguineità al fine di fissare
le caratteristiche di tipo e struttura, nascono
i primi esemplari di Cane Corso dell'era
moderna.
Fra tutti, emersero per le loro qualità di tipo,
struttura e capacità di trasmissione dei
caratteri genetici alcuni esemplari che sono
alla origine di tutti i soggetti moderni:
primi fra tutti due fratelli, neri, figli di
Dauno x Tipsi, nati nell'Allevamento di Malavasi
e Battaglia, oggi “Antico Cerberus”:
Basir, ceduto in proprietà a Casolino e ritenuto
il punto di riferimento zootecnico dellas razza.
Bulan, proprietario Gianantonio Sereni,
dimostratosi un ottimo razzatore nell'ambito del
programma di recupero della razza.
Affidati dai fratelli Malavasi a Michele
Angiolillo:
Aliot, maschio grigio, e Babak, femmina tigrata.
La rinascita
“Il 18 Ottobre 1983 fu una giornata storica per
il Cane Corso. Per la prima volta un piccolo
nucleo di appassionati della razza si radunava
con i propri cani per una verifica della
situazione. I 12 esemplari adulti presenti
furono esaminati e misurati accuratamente dal
Dr. Giovanni Ventura, veterinario, giudice Enci
ed allevatore.
La quasi totalità dei soggetti presentava un
leggero prognatismo, assi cranio facciali
leggermente convergenti, peso medio di 47 Kg per
i maschi e 38 per le femmine. I mantelli erano,
in maggioranza, di colore nero, tigrato, fulvo e
grigio. Tutti i cani presentavano un aspetto
atletico e asciutto, la testa era squadrata e
massiccia” (Gandolfi)
Lo stesso giorno viene formalizzata e nasce
ufficialmente, con sede a Mantova, la Società
Amatori Cane Corso.
Presidente Stefano Gandolfi.
Vicepresidenti: Paolo Breber e Luciano Malavasi.
Segretario: Fernando Casolino
Tesoriere: Giancarlo Malavasi.
Direttore: Gianantoni Sereni.
Soci Fondatori: M. Angiolillo – N. Anselmi – D.
Baldassarri – G. Bonatti – C. Bondavalli – B.
Bonfanti – P. Breber – P. Buzzi – F. Casolino –
G. Gallini – S. Gandolfi – G. Malavasi – L.
Malavasi – G. Mauro – G. Monfardini – S. Nardi –
G. Sereni – V. Suffritti – A. Tellini – G.
Ventura.
Nel 1985 viene affidato a Casolino il compito di
mantenere i contatti con i giudici cinofili e
con l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana,
al fine di arrivare al riconoscimento ufficiale
della razza.
Opera di proselitismo e di convincimento veniva
fatta da tutti gli appassionati verso i nuoi
futiri soci del sodalizio e verso i giudici più
apprezzati in seno all'Enci.
Basir, capostipite e razzatore indiscusso, “era
stato presentato in forma confidenziale a molti
giudici che ne avevano considerato la veste
morfologica, il portamento ed il carattere”(Gandolfi)
Il 16 Giugno 1985 si svolge il primo incontro
formale fra gli appassionati della S.A.C.C. e la
cinofila ufficiale, rappresentata dai Giudici
Enci Franco Bonetti, Antonio Morsiani, Mario
Perricone e Claudio Bussadori. Furono presentati
10 Cani Corso e nonostante la scarsa presenza
numerica, l'interesse dell'Enci fu elevato,
tanto che il 3 novembre 1985, a Mantova, inviò
una rappresentativa ufficiale al Raduno di Razza
indetto dalla S.A.C.C. A rappresentare furono i
giudici Barbati, Mentasti, Morsiani, Quadri,
Perricone, Vandoni e Ventura. A seguito di
questo incontro l'Enci iniziò a valutare la
possibilità concreta di arrivare ad un
riconoscimento ufficiale della razza. Questo
indubbiamente anche razie al costante interesse
dimostrato da Antonio Morsiani e Mario Perricone,
giudici esperti di fama internazionale nonché
noti allevatori di molossoidi.
Nel 1986 Casolino, Malavasi, Sereni e Gandolfi
si recano ripetutamente in meridione, alla
ricerca di nuovi soggetti da immettere nella
linea di sangue da loro selezionata. In un anno
e mezzo, grazie anche alla collaborazione di
nuovi appassionati cinofili residenti nelle zone
della Puglia, dell'Umbria ed in Sicilia,
riescono a entrare in possesso di circa trenta
nuovi esemplari, riconducibili ad undici
differenti correnti correnti di sangue.
In questo anno e mezzo, grazie a questi nuovi
soci, nascono le delegazioni S.A.C.C. di Puglia
e Sicilia, creandosi così una proficua
collaborazione fra gli appassionati residenti
nelle zone di origine del Cane Corso ed il
centro di selezione e rinascita della razza,
sito a Mantova, nell'allevamento dei fratelli
Malavasi. Primo artefice di questa
collaborazione, profondo appassionato del Cane
Corso, anello di congiunzione fra le regioni
meridionali ed il centro di selezione a Mantova,
fu Vito Indivieri. Amico di Morsiani, residente
in Puglia, si prodigò costantemente nella
catalogazione e nella ricerca dei soggetti più
meritevoli, durante gli spostamenti effettuati
nello svolgimento della sua attività di
venditore ambulante. In Sicilia analogo impegno
e identica passione vengono profusi da Giovanni
Tumminelli, che fornisce informazioni storiche e
documentazioni fotografiche idonee a censire
anche in questa regione I Cani Corso ancora
presenti e tipici.
Grazie a questa comunione di intenti viene
definitivamente portata a compimento quell'opera
di recupero iniziata sul finire del 1979 e
diventa possibile per il Dr. Morsiani iniziare
ad effettuare quei rilievi biometrici che
avrebbero portato in breve alla stesura dello
Standard Ufficiale del Cane Corso Italiano.
Il Dr. Morsiani, dietro incarico del Comitato
Giudici Enci, su commissione della S.A.C.C.,
accompagnato ed assistito nei ripetuti
spostamenti fra Nord e Sud da Gandolfi,
Malavasi, Indiveri e Tuminelli, inizia ad esegue
le misurazioni cinotecniche, scegliendo quale
prototipo della razza Basir, effettuando I
rilievi su un numero complessivo di cinquanta
esemplari scelti fra i 90 Cani Corso che gli
erano stati sottoposti a giudizio.
Il riconoscimento della razza
Dopo lunghi viaggi, delusioni e successi, dubbi
e certezze, dopo misurazioni cinotecniche, studi
cinometrici e valutazioni caratteriali, dopo
oltre sette anni di fatiche e passione, arriva
finalmente il primo riconoscimento ufficiale per
il Cane Corso Italiano: nel mese di Novembre
1987 il Consiglio Direttivo dell'Enci approva lo
standard redatto dal Dr. Antonio Morsiani.
Nel 1988, in occasione delle esposizioni canine
di Milano, Firenze e Bari I giudici Morsiani,
Perricone e Vandoni effettuano su oltre 50 cani
corso sottoposti al loro giudizio ulteriori
rilievi cinometrici, a cui si aggiungevano I
quasi sessanta soggetti censiti e registrati da
Vito Indivieri nel sud italia, con fotografie e
notizie dettagliate sulle varie correnti di
sangue.
A chiudere il 1988 e concludere la mappa
topografica dei soggetti ormai conosciuti e
registrati, un ultimo raduno generale si tenne a
Foggia nel mese di Ottobre, con la presenza di
Morsiani per tutte le valutazioni necessarie.
Questo ultimo esame, superato con successo,
convince definitivamente gli esperti dell'Enci a
fare gli ultimi passi necessari per il
riconoscimento ufficiale e definitivo della
razza.
In occasione della Esposizione Europea di Verona
del 25 Novembre 1990 quindici Cani Corso sfilano
nel ring d'onore.
E' la prima presentazione ufficiale alla
cinofilia internazionale, contemporanea alla
istituzione di un Libro Aperto, affidato al
Prof. Vittorio Dagradi, nel quale iscrivere
tutti quei sogetti adulti che dopo essere stati
sottoposti ai rilievi cinometrici ed al
tatuaggio di riconoscimento fossero stati
ritenuti conformi allo standard redatto da
Antonio Morsiani sul prototipo morfologico di
Basir.
“A Seveso, alla fine di Settembre del 1993, il
Cane Corso sostenne la prova che consacrava I
suoi titoli alla presenza dei giudici Bernini,
Bonetti e Vandoni. Quasi cento Cani Corso sotto
il cielo di Lombardia!
Il Consiglio Direttivo dell'Enci, consultati gli
atti raccolti e sentito il parere favorevole del
Comitato Giudici, del Comitato Razze Italiane e
del Comitato Allevamento, accoglieva e ne
sanciva il riconoscimento il 20 Gennaio 1994: Il
Cane Corso diveniva, a pieno titolo, la 14a
Razza Italiana.
The Breed : Standard & Notes
Questo scritto vuole essere di aiuto a chi è
interessato a comprendere la reale struttura
morfologica del Cane Corso, tale da renderlo
tipico rappresentante della sua razza.
Definirlo semplicisticamente il molosso italiano
non gli rende giustizia, e nemmeno rende merito
e giusto riconoscimento a chi ha tanto lavorato
e studiato per compilarne lo standard in maniera
così esauriente, precisa, tecnica e scientifica
tale da farne in assoluto uno dei più completi e
validi esempi di competenza cinotecnica e
cinognostica applicata. Ed infine, non rende
grazie a coloro che, per arrivare ai soggetti
usati per la compilazione dello standard ed ai
loro attuali eredi, hanno tanto girato per
l'Italia, faticato nelle prime selezioni,
sopportato delusioni e derisione, alcuni
fermandosi lungo il cammino, altri arrivando
fino ad oggi, ma tutti sempre pervasi dalla
grande passione per
Il Cane Corso Italiano.
(A supporto ed aiuto si fa buon uso degli
scritti eseguiti dal Dott. Antonio Mirsiani per
la stesura dello standard che venne approvato
dal Comitato Giudici e dal Consiglio Direttivo
dell'Enci nel 1987, poi riscritto secondo le
nuove specifiche imposte dalla FCI per la
stesura degli standard di razza e quindi
ratificato nel 1995.)
Dallo STANDARD:
Gruppo Molossoide, Razza concavilinea a pelo
raso.
COMMENTO ESPLICATIVO
Megnin - divisione delle razze in 4 gruppi:
Lupoide, Braccoide, Graioide, MOLOSSOIDE: cani
con testa voluminosa, rotonda o cuboide;
orecchie piccole cadenti; muso corto; labbra
lunghe e spesse. Corpo Massiccio. Tipi normali
di grande statura.
Dechambre – divisione delle razze in 3 gruppi
sulla base delle direzioni aventi fra loro gli
assi longitudinali superiori di muso e cranio:
rettilineo, convessilineo e CONCAVILINEO: gli
assi sono convergenti.
Nel Cane Corso sono monoconvergenti, vale a dire
che l'asse del muso si presenta orizzontale al
suolo con l'asse del cranio che converge su di
questa.Clik to see
Nel Cane Corso la biconvergenza (Boxer Tipe) ed
il parallelismo (mastiff Tipe) sono indicativi
di ipertipo la prima e ipotipo la seconda. Clik
to see
DALLO STANDARD:
Mesomorfo il cui tronco è più lungo dell'altezza
al garrese, armonico rispetto al formato (eterometria)
e disarmonico rispetto ai profili (alloidismo).
COMMENTO ESPLICATIVO
Tutte le razze canine sono raggruppabili in 3
Tipi Morfologici, in base al confronto fra i
loro diametri trasversali e longitudinali:
Mesomorfo: diametri bilanciati (Golden)
Dolicomorfo: diametri longitudinali dominanti (Levrieri)
Brachimorfo: diametri trasversali dominanti (Mastino
Napoletano)
Gli indici di misura atti a classificare i
differenti tipi morfologici sono tre: Indice
Corporale e Indice Toracico per quanto concerne
il tronco. Indice Cefalico per quanto riguarda i
diametri del cranio.
Per definire questi indici si applica una
formula cinognostica.
Indice Corporale = lunghezza del tronco X 100 /
circonferenza toracica.
Brachimorfi = 50>70
Mesomorfi = 70>85
Dolicomorfi = 85>100
Cane Corso ottimale = 80 - Mesomorfo
Indice Toracico = Larghezza del torace X 100 /
altezza del torace.
Brachimorfi = 90>100
Mesomorfi = 60>90
Dolicomorfi= 50>60
Cane Corso ottimale = 70 – Mesomorfo
Indice Cefalico: = Larghezza della testa X 100 /
lunghezza della testa
Brachicefali = +54
Mesocefali = 50>54
Dolicocefali = -50
Cane Corso ottimale = 64>66 – Brachicefalo
DALLO STANDARD:
Tipo Costituzionale: Habitus muscolare con una
quasi impercettibile tendenza all'habitus
respiratorio. Complessione normale o
lievissimamente iperossidativa.
COMMENTO ESPLICATIVO:
- Si definisce Habitus l'insieme delle
caratteristiche di una razza, ed il francese
Sigaud ne distinge quattro, in relazione alla
dominanza per volume di una parte anatomica
rispetto all'insieme del corpo:
Cerebrale, con dominanza della testa (Bouledogue
inglese)
Digestivo, con dominana del ventre (Mastino
Napoletano)
Respiratorio, con dominanza del torace (Lerieri)
Muscolare, con dominanza delle parti muscolari (Boxer)
- Per complessione si intende invece la
costituzione fisica del corpo, classificata in
base alla capacità dei muscoli di tradurre in
energia motoria le particelle di ossigeno
condotte dal sistema vascolare ai tessuti. Se
scarsa è ipossidativa, oppure può definirsi
normale ed infine iperossidativa nel caso di
grande efficienza.
Pertanto si evince come il Cane Corso sia un
soggetto costruito con un tronco mesomorfo ma un
cranio brachicefalo.
Questa differenza di indici costituzionali fra
tronco e testa è una delle principali ragioni
per cui è facile eccedere verso soggetti pesanti,
linfatici ed eccessivamente statici
nell'intenzione di arrivare ad esemplari con
teste cosiddette”importanti” ma scivolando
invece verso un tipo costituzionale Brachimorfo.
Contemporaneamente il ricercare temperamenti
caratteriali elevati può facilmente far emergere
soggetti certamente asciutti, tipici
dell'Habitus muscolare, ma sovente privi di
quella solidità e ampiezza toracica che deve
caratterizzare il Cane Corso, andando in maniera
eccessiva verso un habitus respiratorio, con una
nevrilità e una carenza di masse che certo non
sono corrette.
La complessione normale o leggermente
iperossidativa definita e richiesta dallo
standard, evidenzia ulteriormente la
caratteristica fondamentale del Cane Corso quale
razza che deve esprimere “forza, agilità e
resistenza”, in nessuna regione del corpo e per
nessuna ragione simile al Mastino Napoletano,
“di mole medio grande, con muscoli potenti e
lunghi, molto distinto, intelligente, energico
ed equilibrato”, con una altezza al garrese che
è doppia rispetto alla lunghezza dell'arto dal
gomito a terra, altra tipica caratteristica dei
soggetti mesomorfi.
Clik to see
----------------------------
La Testa, alla base della tipicità di razza
Le razze canine arrivano quasi a 400 ed in tutte
la testa diventa la parte che con le sue
caratteristiche e peculiarità distingue più del
tronco la tipicità della razza, anche se
privilegiare solo questo aspetto a discapito di
una costruzione corretta secondo lo standard e
funzionale alle attitudini originarie è
certamente e totalmente sbagliato.Questa visione
limitata porta a soggetti che, seppur tipici,
possono mancare di salute funzionale e generale,
con piedi aperti, mancinismo, vaccinismo,
lordosi e cifosi, angoli degli arti atipici per
eccesso o difetto, groppe non confacenti allo
standard, ecc.
A prescindere da queste considerazioni, una
corretta tipicità nella testa è decisamente
importante nel Cane Corso, ancor più trattandosi
di una razza che si presenta mesomorfa nel
tronco e Brachicefala nella testa .... come già
illustrato e chiarito nelle pagine sull'aspetto
generale.
Nello standard descrittivo stilato dal Dr.
Antonio Morsiani nel 1987 tutta la testa viene
esaminata con particolare attenzione, ed
rapporti cinometri fra le varie parti vengono
esaurientemente e specificatamente illustrati e
definiti.
Per riportare nella pratica queste misurazioni e
questi rapporti, si prende come prototipo di
misura un maschio di cane corso con una altezza
al garrese di cm 67 (da standard cm 64>68).
(Per una reale semplificazione, le misure sono
arrotondate al primo decimale)
La lunghezza della testa (muso + cranio)
raggiunge i 3,6 decimi dell'altezza al garrese
(= cm 68 / 10 x 3,6 = cm 24,5)
La circonferenza della testa, o perimetro,
misurato agli zigomi, deve essere sempre più del
doppio della lunghezza totale della testa
( > 24,5 cm)
La lunghezza del muso corrisponde a 3,4 decimi
della lunghezza totale della testa
(= cm 24,5 /10 x 3,4 = cm 8,3)
La larghezza del cranio, misurata dai lati
esterni degli zigomi, corrisponde logicamente ai
6,6 decimi della lunghezza totale della testa
(= cm 24,5 /10 x 6,6 = cm 16,2)
La lunghezza del cranio è uguale alla sua
larghezza, quindi sempre pari a 6,6 decimi della
lunghezza totale della testa.
(= cm 24,5 /10 x 6,6 = cm 16,2)
“ Inderogabile elemento di tipicità nel cane
corso è che la larghezza del muso eguagli la
lunghezza dello stesso e che il muso misurato
alla sua radice sia di almeno 1/3 più alto della
sua lunghezza”(A. Morsiani)
Clik to see
La larghezza del muso è uguale alla sua
lunghezza, pertanto pari a 3,4 decimi della
lunghezza totale della testa.
(= cm 24,5 /10 x 3,4 = cm 8,3)
L'altezza del muso alla radice è “almeno” un
terzo di più della lunghezza del muso
(= cm 8,3 + (8,3 /3) = cm 11,5)
Come già detto , Gli assi longitudinali del
cranio e del muso sono leggermente convergenti,
mentre le facce laterali del muso si prsentano
parallele. Clik to see
Questo parallelismo porta ad una canna nasale
che deve mantenere rigorosamente la stessa
larghezza dalla sua base alla sua radice, quindi
la larghezza che presenta alla base dello stop (nasion
= punto di sutura fra le ossa nasali e quelle
frontali) sarà uguale a quella che presenta alla
base del tartufo, determinandone la larghezza,
posizionato sulla stessa linea della canna
nasale e formante un angolo retto fra la faccia
superiore ed anteriore.
La larghezza della canna nasale è circa il 60%
della sua lunghezza, pari circa al 20% della
lunghezza della testa.
(= cm 8,3 / 100 x 60 = cm 5)(= cm 24,5 / 100 x
20 = cm 5)
Le labbra superiori sono quelle che nel Cane
Corso danno il profilo inferiore laterale del
muso che, visto di fronte, presenta una faccia
anteriore assolutamente larga e piatta,
determinata e convalidante il parallelismo delle
facce laterali che sono origine di una
caratteristica U rovesciata alla giunzione delle
labbra superiori. Nel caso di soggetti con muso
conico, derivante dalla non corretta convergenza
delle facce laterali del muso, alla giuntura
delle labbra superiori si evidenzierà una V
rovesciata e una piattaforma anteriore del muso
a trapezio isoscele rovesciato.
Clik to see
Importante nel valutare la tipicità di razza è
anche la depressione naso-frontale, comunemente
chiamata Stop. Questi si presenta molto marcato
per le bozze frontali molto sviluppate e
sporgenti in avanti e per gli archi
sopracilliari rilevati
Nella valutazione dello stop va tenuto in grande
conto l'angolo cranio facciale (130°),
determinato dall'inclinazione della retta che
passa per il solco mediano del cranio in
rapporto al punto di incontro con la base
superiore della canna nasale (asse superiore
longitudinale). Il solco mediano termina circa a
metà del cranio, dividendo e distanziando
nettamente i due seni frontali, condizione di
tipicità essenziale per il cane corso. “Vi sono
esemplari che pur avendo un corretto angolo
seni-nasale (105°-110°), hanno, a causa del non
adeguato sviluppo nelle tre dimensioni delle
bozze frontali, un solco mediano scarsamente o
troppo pronunciato. Tali deviazionismi, che
comportano angoli cranio-facciali anomali, vanno
tenacemente combattuti.” (A. Morsiani)
Spesso seni frontali poco sviluppati e cranio
piatto si associano ad occhi ravvicinati, che
modificano l'espressione. La posizione ottimale
degli occhi deve essere subfrontale, con un
angolo di 10° fra l'asse palpebrale e l'asse
mediano della testa. Nelle femmine un angolo di
15° è tipico, ma in entrambi i sessi una
posizione frontale indica ipertipo, spesso
associata ad occhi rotondi e va penalizzata. Al
limite del declassamento la posizione
semilaterale degli occhi, con un angolouguale o
superiore ai 20°.
Per finire la definizione dei caratteri
identificativi della testa, le orecchie: di
media grandezza, forma triangolare, inserite
alte, larghi alla base e con apice piuttosto
appuntito, aderenti alle guance senza
raggiungere la gola.
Il Corpo, essenziale congiunzione fra testa ed
arti, bilanciere del movimento, essenziale nella
correttezza in una razza fortemente atletica.
Collo
Ben distaccato dalla nuca, con il margine
superiore leggermente convesso, inferiormente
privo di giogaia, ha una sezione ovale. La
lunghezza del collo è uguale alla lunghezza
della testa, quindi 3,6/10 dell'altezza al
garrese.
(= cm 67 / 10 x 3,6 = cm 24,2)
Il perimetro a metà della lunghezza è di 8/10
dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 10 x 8 = cm 53,5)
Il diametro supero inferiore, o larghezza alla
base, è di circa 3/10 dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 10 x 3 = cm 20)
Il collo ha una direzione ottimale di 45°
rispetto al suolo e di 90° rispetto alla spalla.
La lunghezza del collo è fondamentale, in quanto
si riflette sulla correttezza e tipicità del
movimento. Fungendo da bilanciere, sposta in
avanti il baricentro crea instabilità e quindi
velocità di spostamento. Collo lungo è sinonimo
di galoppatori, e il cane corso pur non avendolo
così allungato da rientrare nei aloppatori puri,
lo deve presentare abbastanza lungo, tanto da
consentirgli quel trotto allungato che gli è
caratteristico.
Tronco
La lunghezza del tronco supera dell'11%
l'altezza al garrese
(= cm 67 / 100 x 110 = cm 74)
Petto
Largo, ben disceso e aperto, con muscoli
pettorali molto sviluppati. Il manubrio dello
sterno è alla stessa altezza della punta delle
spalle.
La larghezza del petto, in relazione
all'ampiezza del torace, raggiune il 35%
dell'alteza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = cm 23,5)
Torace
L'altezza del torace è pari a metà dell'altezza
al garrese
(= cm 67 / 2 = cm 33,5)
La larghezza del torace, misurata nel punto più
ampio, normalmente a metà dello stesso, è il 35%
dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = cm 23,5)
La profondità, o lunghezza, corrisponde al 55%
dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 55 = cm 37)
Il perimetro, o circonferenza toracica, misurato
dietro ai gomiti, supera del 35% l'altezza al
garrese.
(= cm 67 / 100 x 35 = > cm 23,5)
Coste
Lunghe, oblique, larghe e ben cerchiate, ma
senza eccessi.
Garrese
Si eleva nettamente sul piano dorsale, è alto,
asciutto e armonico con collo e dorso.
Dorso
Ampio, muscolosissimo, lievemente rampante e dal
profilo rigorosamente retto, ha una lunghezza
che raggiunge il 32% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)
Reni
Corti, larghi, molto muscolosi, solidi e dal
profilo leggermente convesso, sono solo
leggermentemeno larghi della loro lunghezza,
pari al 20% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 20 = cm 13,5)
Ventre e fianchi
Ne retratto ne avvallato, il ventre risale dal
bordo sternale all'inguine con una morbida
curva.
I fianchi, così come i reni, sono naturalmente
molto corti e l'incavo è poco pronunciato.
Groppa
Fornita e ricoperta da grandi masse muscolari,
larga, è lunga, con una misura pari al 32%
dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)
L'inclinazione della groppa rispetto al piano
orizzontale, misurata sul piano del profilo
superiore, è di 15° - 16°
Coda
Inserita piuttosto alta rispetto alla linea
della groppa, deve essere portata bassa in
situazioni di riposo. In attenzione deve
presentarsi poco più alta del dorso ma mai
incurvata o alzata a candela.
Gli arti – The legs.
Arti Anteriori
Spalla
Lunga, prima fonte di quel trotto allungato che
caratterizza e distingue il cane corso nella sua
tipicità di movimento, è fornita di muscoli
lunghi, ben divisi e netti. Aderente al torace
ma libera nei movimenti, ha una lunghezza pari
al 30 % dell'altezza al garrese e una
inclinazione rispetto al piano orizzontale di
48° - 50°.
(= cm 67 / 100 x 30 = cm 20)
Braccio
Forte, ben saldato al tronco per due terzi, ha
una lunghezza pari al 32% dell'altezza al
garrese ed una inclinazione sull'orizzontale di
58° - 60°. L'angolo scapolo – omerale è compreso
fra i 106° e i 110°.
(= cm. 67 /100 x 32 = cm 21,5)
Avambraccio.
Perfettamente verticale, a sezione ovale, ben
muscolato soprattutto nel primo terzo superiore,
ha una lunghezza pari al 32 – 33 % dell'altezza
al garrese ed un perimetro subito sotto il
gomito pari al 39% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 32,5 = cm 22)
(= cm 67 / 100 x 39 = cm 26)
I gomiti, lunghi, aderenti ma non serrati al
costato, rigorosamente paralleli al piano
sagittale del tronco, hanno la punta che passa
sulla verticale della punta posteriore della
scapola al suolo.
Carpo
Largo, spesso, mobile, verticale al pari
dell'avambraccio, ha un perimetro che arriva al
26% dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 26 = cm 17)
Metacarpo
Co un perimetro che arriva al 23% dell'altezza
al garrese, è molto robusto, non molto lungo e
presenta una inclinazione rispetto al suolo di
15%. (angolo di 75° sull'orizzontale)
(= cm 67 / 100 x 23 = cm 15,5)
Piedi anteriori
Di forma rotonda, con dita raccolte ed arcuate.
Arti posteriori
Coscia
Lunga, larga, con muscolatura sviluppata ma ben
definita, ha un perimetro non inferiore al 70%
dell'altezza al garrese.
(= cm 67 / 100 x 70 = cm 47)
La lunghezza supera il 33% dell'altezza al
garrese e la larghezza non è mai inferiore al
25%.
(= cm 67 / 100 x 33 = cm 22,5)
(= cm 67 / 100 x 25 = cm 17)
L'inclinazione del femore sul piano rozzontale è
di circa 70° e l'angolo formato con la groppa è
appena superiore ai 90°.
Gamba
Con forte ossatura e muscolatura, ha una
lunghezza pari al 32 % dell'altezza al garrese
ed una inclinazione sull'orizontale del 50%, con
un angolo articolare di 120°.
(= cm 67 / 100 x 32 = cm 21,5)
Garretto
Perpendicolare al suolo, largo, spesso, con
salienze ossee pronunciate, ha una lunghezza
dalla punta a terra che non deve superare il 26%
dell'altezza al garrese ed un angolo articolare
di 140°.
(= cm 67 / 100 x 26 = cm 17,5)
Metatarso
Sempre verticale al suolo, di forte spessore,
cilindrico e corto, ha una lunghezza che è circa
il 15% dell'altezza al garrese. Privo di sperone
Piede.
Leggermente più ovaleggiante dell'anteriore.
Taglia
Maschi da 62 a 68 (+2)
Femmine da 58 a 64 (+2)
Peso
Maschi da 42 a 50
Femmine da 38 a 45
Rapporto Kg/cm Maschi = 0,710
Rapporto Kg/cm Femmine = 0,680
®Nicola Mille
Used for writing the information contained in
the book: |